Visione fantastica riprende, a duecento anni di distanza, un noto dipinto di Francisco Goya del 1823 col medesimo titolo Nella raffigurazione coesistono simultaneamente tre momenti del viaggio, della migrazione del nostro tempo segnato dal bisogno pressante di attraversare o eludere confini. Una volta superati, questi confini non fanno che disegnarne di nuovi e successivi da superare a loro volta. Figure disorientate, in una situazione di evidente disagio, sono costrette ad attraversare spazi ostili alla ricerca di un approdo migliore, ma la destinazione finale riserva uno status di sottomissione, di discriminazione razziale, di respingimento e di delusione delle aspettative di accettazione e inclusione Gli elementi centrali che interagiscono nella visione di insieme sono tre: la natura, lo spazio e il corpo. La natura, nel suo stato originario ma anche come ambiente modificato dall'uomo, crea un contesto irto di difficoltà e di sfide, produttivo di un disagio e di una condizione insoddisfacente. Con questo contesto il corpo umano si misura alla ricerca della possibilità di migliorare la propria condizione, attraversando uno spazio che appare come prova di un possibile riscatto, un'avventura difficile ma liberatoria. Questo spazio è tuttavia ormai interamente sottomesso al controllo attraverso l'uso politico della povertà, della paura e dell'incertezza. E infatti anche il momento finale del "viaggio" non ha nulla di appagante. Anzi, si rinnovano in ogni parte del mondo meccanismi di controllo apparentemente diversi ma con le medesime finalità: To sfruttamento e l'allenazione di chi è costretto ad adattarsi alle regole prefissate per ritagliarsi spazi sempre più ristretti di sopravvivenza. In controluce prendono infatti forma, nel dipinto, le immagini fantasmatiche di alcuni uomini armati che presidiano l'approdo agognato per condizionarne l'accesso all'accettazione del modello sociale predefinito.
Visione Fantastica revisits-two hundred years later-a famous painting by Francisco Goya from 1823 bearing the same title.
The depiction simultaneously presents three moments of the voyage and migration of our times, marked by the urgent need to cross, or evade, borders. Once these borders are passed, they only create new and subsequent ones that will, in turn, be crossed. Disoriented figures, in blatant distress, are forced to cross hostile spaces in search of a safe harbor; but the final destination reserves a status of submission, of racial discrimination, of disappointment with and rejection of expectations of acceptance and inclusion.
Three central elements interact within the overall vision: nature, space and the body. Nature, in its original state-but also as the environment changed by man-creates a context fraught with difficulties and challenges, which produces distress and dissatisfaction. Within this context, the human body is measured with the search for the opportunity to better one's condition, as it traverses a space that appears as proof of possible redemption, a difficult yet liberating adventure. This space is still entirely subjected to control through the political use of poverty, fear and uncertainty. In fact, even the final moment of the "voyage" offers nothing fulfilling. In fact, all over the world seemingly different control mechanisms with the same objectives repeat themselves exploitation and alienation of those forced to adapt to the predetermined rules in order to carve out increasingly narrow spaces for survival. When the painting is seen in backlight, phantom-like images of armed men take shape as they preside over the long-awaited arrival, influencing their acceptance of the predefined social model.
Visione fantastica, 2024 okio su tela/ oil on canvas 220,5x348 cm