1.Ho sostituito “post fata resurgo” con “ante fata resurgo”, invertendo l'idea tradizionale di circolarità.
2.La mia nuova mostra, intitolata *Fenice, ante fata resurgo, si propone di indagare tra oscurità e speranza il simbolismo della fenice. Le opere esposte raffigurano un paesaggio apocalittico avvolto dalle tenebre, in cui l'oppressione e le difficoltà sembrano annichilire ogni barlume di luce. Tuttavia, in questo scenario desolante, affiora l'istinto di sopravvivenza umano, simile a uno squarcio che si apre nel cuore dell'oscurità. Come la fenice che rinasce dalle proprie ceneri, questi dipinti incarnano la potenzialità di una rinascita che germina dall'abisso stesso della disperazione. Il degrado della condizione attuale, il marchio del nostro tempo, è reso visibile nelle opere e invita lo spettatore a una presa di coscienza critica. Questo percorso diventa un'esortazione a riconoscere gli inganni e le giustificazioni della società contemporanea. È una riflessione che trascende la dimensione estetica per approdare a un livello filosofico più profondo. I miei dipinti non sono un richiamo alla speranza, ma piuttosto un invito a confrontarsi con la realtà del degrado e delle contraddizioni sociali. Le rovine e le immagini bruciate che popolano la mostra non offrono soluzioni, ma pongono domande aperte, in attesa di una rinascita che deve essere trovata nel confronto critico con la realtà. Questo processo di presa di coscienza è lasciato alla soggettività dello spettatore, che è chiamato a formare i propri giudizi e a determinare il proprio modo di rispondere alle sfide presenti.
3.L’idea dei dipinti neri delle Fenici è nata nel 2023 come riflesso e reazione a questioni personali – che non riguardano solo la mia provenienza - e a eventi mondiali. Questa idea ha preso forma a partire dai dipinti delle prime Fenici dello scorso anno, che erano di grandi dimensioni e influenzati dai temi della propaganda già trattati nei miei dipinti più vecchi. Hanno lo scopo di investigare la funzione dell'immagine come strumento del potere, come nelle opere commissionate dai governi nella prima metà del Novecento per imporre una visione della realtà desiderata dall'autorità. Le raffigurazioni avevano una matrice pittorica con personaggi rozzi e persone gigantesche. Penso che l'idea sia nata dall'approccio che Käthe Kollwitz ha avuto con questo tipo di figurazione che ha reinterpretato in chiave universale, con un certo grado di drammaticità, per restituirla all’umano sottraendola al sistema dominante.
4.Ho scelto di non utilizzare cornici classiche poiché sentivo che materiali simili a macerie, con il loro aspetto rovinato e bruciato, potessero conferire maggiore credibilità e teatralità alla scena rappresentata. Questi elementi enfatizzano la drammaticità dell'opera, creando una connessione più profonda tra distruzione e bellezza.
5. Ogni creazione è consumo, e io lascio che le mie opere siano contaminate dai flussi devastanti delle politiche dominanti. Non cerco di nasconderle, ma di svelarle. Per me la creazione non deve servire da riparo o da via di fuga, deve accettare di essere noiosa per essere la dimostrazione del reale, deve accettare di essere fastidiosa nella forma quando il contesto è fastidioso. Un reale disturbante deve avere una rappresentazione che dà disturbo.