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Homo Crisis

by Daniele Astrologo Abadal (Il testo scritto per la mostra a palazzo martinengo)

La critica della società, l’analisi delle sue ombre avviene col mezzo pittorico, la sua capacità di rappresentare il mondo, mostrandone i lati più riposti. Per farlo Arvin Golrokh ricorre a una pennellata che destruttura la realtà, ne smuove le certezze custodite al suo interno preservandone un’immagine d’insieme. Si riconosce in questa modalità una critica di sintesi applicata a soggetti classici e per questo sempre attuali: scene d’interni, vedute industriali di periferia, ritratti di persone, un mattatoio ...tutti soggetti carichi di un espressionismo travolgente. La messa in crisi dell’umanità, come suggerisce il titolo avviene in questi termini e trova riscontro nell’astrazione dei paesaggi, nel vuoto e nel silenzio assordante delle masse e dell’individuo. Crisi antropologica della società contemporanea vittima dell’incalzante progresso e della perdita dei valori che porta alla solitudine dell’individuo e all’assenza di comunicazione. Un senso di autodistruzione presente nella forza esplosiva del colore e una sensazione di spaesamento nella perdita di riferimenti spaziali la cui liquidità sfugge ad ogni ancoraggio razionale.

De Medici

by Maria Chiara Cardini

L’opera de medici dell’artista Arvin Golrokh, secondo classificato nella sezione pittura, è un grande olio su tela quasi monocromatico. Originario di Teheran, dove si diploma presso la Art School of Fine Arts, Golrokh conclude gli studi specialistici a Torino all’Accademia Albertina. La materia pittorica posta sulla tela con grande consapevolezza e libertà, mette in scena attraverso una tavolozza cromatica scarna la “storia della sopravvivenza” umana. L’osservazione di una sala operatoria diventa per l’artista il pretesto per una riflessione sul rapporto tra lavoro e potere. Nello spazio del quadro si svolge la tragedia della conservazione, dove le figure dei medici – nuovi demiurghi – si contrappongono alla finitudine del corpo di un paziente. I personaggi appaiono chiusi nel loro mutismo pur interagendo all’interno dello stesso luogo di terapia. La qualità nervosa del gesto pittorico unita a una vibrante vivacità, accentua il senso realistico della rappresentazione, anche ispirata da fotografie d’epoca scomposte e ricostruite al fine di creare una rappresentazione unica, nata dall’idea primigenia del pittore. Un collegamento tra passato e presente che sollecita le impressioni più profonde del genere umano, legate al timore della morte e all’aspettativa di una possibile salvezza.

Created by Filippo Anzivino | © 2020